domenica 30 settembre 2007

Capitolo 1 - Piacere, detective Venzini.

La stanza era avvolta da una nuvola di fumo. Sulla scrivania alcune cartelle erano sparse in modo disordinato. La cenere cadeva dalla sigaretta lentamente. Il detective Venzini affacciato alla finestra osservava le macchine di passaggio. Era buio, e aveva molto lavoro da fare, ma di tanto in tanto si distraeva prendendo un pò d'aria.
Si voltò e prese la sigaretta dal posa cenere che si trovava nell'angolo del tavolo. Appoggiò le labbra vicino al filtro e la punta della sigaretta divenne rossa. La stanza era piena di archivi e di cartelle dal colore giallino. Alle pareti erano appese diverse foto. Venzini tornando al suo lavoro si sedette di colpo sulla sua sedia di pelle nera, ormai calda. Accese nuovamente la lampada sul computer per riprendere quella pratica che già da qualche tempo lo tormentava. Dette un morso a quel toast ormai stravecchio e lo gettò sul tovagliolo al lato. Il rumore della strada lo distoglieva dal suo lavoro ma riprese velocemente la concentrazione. Il telefono squillò, sobbalzò dalla sedia! Era stato interrotto il silenzio. Venzini rispose:
- pronto! salve signora Barozzi.
La signora Borazzi aveva ingaggiato Venzini per colpa di suo marito, un uomo di quarant’anni che tradiva la moglie con una signora che lavorava in macelleria. Il caso era completamente strano, di solito è la donna a tradire l’uomo con il macellaio, ma ora no.
- Si sono riuscito ad avere le foto,
Batté la sua penna bic, col tappo nero sulla scrivania facendola roteare fra le dita.
- vede signora, purtroppo i suoi dubbi sono realtà! Stamattina suo marito, come suo solito è andato a lavoro, e ha fatto la sua tappa dal macellaio all’angolo di via Dei mille. Ho aspettato alcuni minuti, poi ho incominciato a scattare. La macelleria era vuota e hanno incominciato a baciarsi. Fino a quando la ragazza non ha visto che stava per arrivare un cliente e l’ha spinto fuori.
Intanto dalla cornetta del telefono si sentivano diverse urla, il detective l’allontanò dall’orecchio
- Ho capito signora, ma è la verità, ho le foto, quando vuole se le venga a prendere. Purtroppo suo marito l’ha, come dire, tradita.
Venzini ormai stanco della conversazione, sapeva che aveva tanto da lavorare, e non poteva di certo sentire il pianto di una povera donna. Ma non poteva fare altro. Per chiudere la telefonata incominciò a dare dei leggeri colpi sulla cornetta dicendo:
- Non la sento bene signora, mi scusi ma non la sento. Ehi! Ehi! Signora Barozzi, risponda, signora Barozzi
In questo modo riagganciò. Si guardò intorno spaesato, quella montagna di scartoffie da consultare gli mettevano terrore. I suoi occhi ormai erano stanchi, voleva riposare. Continuò, prese la penna e incomincio a scrivere alcune cose su un foglio bianco.
Qualcuno bussa.
- Avanti
Si chiedeva chi poteva essere a quell’ora, di solito quello era un orario morto. Un uomo sulla cinquantina, con la barba e gli occhiali da vista quadrate, entrò!
- Salve! Buonasera!
- Buonasera! Si accomodi, sono il detective Venzini
- Piacere Marco Apicella.
Il signore sembrava essere un bravo uomo. Le sue mani erano molto ruvide, erano le mani di un lavoratore. Le scarpe dal colore marroncino, erano scucite da un lato.
- Mi dica.
- Sono qui perché, vedo da tempo mio figlio in modo strano, fa delle cose assurde, voglio cercare di capire cosa gli capita quando va a scuola, o quando sta con i suoi amici.
Le dita della sua mano giravano in continuazione, come se fosse nervoso.
- Cosa fa di preciso?
- Beh! Ieri per esempio, stavamo cenando e ad un tratto si è alzato, ha gettato il piatto a terra facendo cadere tutta la pasta. Io ho urlato. Episodi come questi negli ultimi giorni stanno accadendo di frequente. Non era così prima! Non lo era affatto. Credo che con il cambiare scuola e con la conoscenza di questi nuovi amici, stia cambiando. Però voglio esserne sicuro.
Il detective Venzini stendendosi completamente sulla sedia, tirò fuori dal pacchetto una sigaretta, e con una leggera fiamma di un accendino argentato, l’accese.
- Quanti anni ha suo figlio?
- Quattordici.
- Che scuola frequenta?
- Il liceo classico, primo anno.
- Signor Apicella, provvederò in questi giorni, intanto compili questo modulo e lasci i suoi dati. La chiamerò io per farle sapere quando iniziare.
Il signor Apicella prese il foglio dalle mani di Venzini e con una penna incominciò a compilarlo. Intanto il detective aspettava. Era ritornato il silenzio.